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domenica 3 settembre 2017

Guida minima ai romanzi western [articolo di Massimiliano Melotti]

L'articolo che vi propongo è di un caro amico del forum di Farwest.it, Massimiliano Melotti in arte selknam. Massimiliano ha stilato, ormai un bel po' di tempo fa, una guida indispensabile alla lettura della narrativa western per tutti coloro che vogliono conoscere le pietre miliari del genere pubblicate in Italia. Pur soffermandosi esclusivamente sui titoli più letterari, più mainstream se vogliamo, Massimiliano include quei titoli che davvero non possono mancare nella libreria di un appassionato del genere western. Essendo l'articolo datato 2003, mi sono permesso di includere alcune note per aggiornare una eventuale nuova o alternativa edizione dei titoli citati, qualora ci fosse.
Buona lettura!
(Mario Raciti) 


Guida minima ai romanzi western
di Massimiliano Melotti

Amici del Far West, vi mando questo mio “lavoro” ormai datato, è del 2003. In massima parte lo ritengo ancora valido, anche perché da allora non è che siano usciti molti titoli nuovi. È un invito alla lettura e alla collezione di titoli di ambientazione storica-western; ecco lo scritto del 2003.

Vorrei segnalarvi alcune note, pseudo recensioni o consigli su libri aventi per oggetto il West americano, pubblicati nel corso degli anni in Italia. Cercando traccia su internet di alcune pubblicazioni, ho notato che sono parecchie le persone che vorrebbero leggere romanzi, e non soltanto saggi, sul periodo storico della seconda metà dell’Ottocento negli States.
I romanzi che voglio segnalarvi rappresentano, attraverso la vita e le avventure dei loro protagonisti, personaggi realmente vissuti o di pura fantasia, quello che è stato il periodo storico, di azione e di pensiero, della popolazione bianca e rossa, nella cosiddetta Frontiera, dall’indipendenza degli Stati Uniti ad oggi.
Mi permetto pertanto di indirizzare gli interessati a seguire il tracciato che sto per dare. Di contro, purtroppo, c’è il fatto che molti dei titoli che leggerete sono fuori commercio, alcuni da anni, per cui bisogna improvvisarsi investigatore e cercare sulle bancarelle, nelle librerie dell’usato, nei mercatini o su internet. A parer mio si tratta di libri che, in ogni caso, un appassionato a trecentosessanta gradi del Far West dovrebbe avere in biblioteca, per cui l’ardua ricerca sarà senz’altro gratificata ad ogni ritrovamento e alla successiva lettura.

Inizierei con il periodo della Frontiera, ma la prima (per così dire), quella che si trovava ancora ad est rispetto alla Frontiera che tutti generalmente conosciamo. I libri che consiglio sono:

Passaggio a Nord Ovest e Canaglia in armi di Kenneth Roberts, ed. Mondadori (e Rizzoli - ndr), romanzi che trattano dell’America sotto il dominio inglese e della successiva guerra d’Indipendenza.

I lunghi coltelli di Bruce Lancaster, ed. Baldini & Castoldi, romanzo che tratta dell’iniziale rivolgersi ad ovest dei nuovi Stati Uniti d’America, nelle terre ancora contese con inglesi e spagnoli.

L’albero della vita di Hugh Nissenson, ed. Rizzoli (e Garzanti - ndr), racconto, scritto in forma di diario, sulla vita dei primi coloni statunitensi spintisi oltre gli Allegheny. Davvero bello e ben fatto.

A questo punto, mentre i coloni si spingono ad ovest, i nativi che ci vivono iniziano a fare conoscenza con l’uomo bianco ed il suo modo di cambiare la natura, e su come questo condizionerà per sempre il loro mondo e le loro vite. Il romanzo che ritengo più bello e poetico nel trattare questo periodo storico è Hanta Yo di Ruth Beebe Hill, ed. DeAgostini, in cui l’autrice racconta, in forma direi lirica, la formazione materiale e spirituale di una parte della nazione Sioux, e del suo primo, e nefasto, contatto con l’uomo bianco. Si tratta di un libro, scritto dal punto di vista degli indiani, che, a mio parere, è d’obbligo leggere per un appassionato del West e dei nativi americani in particolare. Contiene anche un dizionario con nomi di luoghi, piante ed animali in lingua Lakota.

Si giunge poi al periodo dei cacciatori di pellicce, i mitici trapper o mountain men; il loro stile di vita, simile a quello dei pellirosse, li conduce alla scoperta dei luoghi che da allora il pubblico associa alla vera Frontiera, l’autentico Far West americano.

Il romanzo che bisogna assolutamente leggere è il primo della trilogia di Alfred B. Guhtrie, Il grande cielo, ed. Rizzoli (e Mattioli - ndr), che dal 1947, quando fu pubblicato per la prima volta, negli USA è considerato uno dei migliori cinque romanzi scritti sul West.
È la storia di tre amici, un maturo mountain man e due giovani cacciatori, che si addentrano nel paese dei Piedi Neri, alla ricerca non solo di pelli, ma anche di uno stile di vita che sta per scomparire e che il vecchio rimpiange. Un consiglio da bibliofilo è quello, se si trova l’edizione del 1978 della BUR Rizzoli, di leggere la prefazione dopo aver letto il racconto, perché nella prefazione è anticipato il finale, che differisce pure dal film omonimo, per chi l’avesse visto. Se trovate invece la prima edizione italiana, pubblicata in brossura dalla collana Medusa nel 1950, avete tra le mani un gioiello librario.

Con la fine dell’epoca delle cacce al castoro iniziano le massicce migrazioni dei coloni bianchi verso la costa del Pacifico, attraverso il continente, alla ricerca di nuove opportunità, di nuove terre da coltivare e dove allevare bestiame.

Si deve allora leggere il secondo romanzo della trilogia di A. B. Guthrie, intitolato Il sentiero del West, ed. Mondadori, racconto del viaggio di una carovana di pionieri diretti in Oregon e California, guidati dal vecchio, saggio e nostalgico mountain man de Il grande cielo.

Una volta aperte al transito le piste nelle pianure, migliaia di persone vi si riversano, e molti vi si stabiliscono, creando dal nulla fattorie e villaggi, trovandosi poi il più delle volte in condizioni di vita peggiori di quelle che hanno lasciato. Questi coloni entrano in contatto con i nativi, e anche con la violenza dei reietti bianchi che bighellonano attorno alle prime città sorte sulla frontiera. Qui inizia l’epopea del Far West che conosciamo.

La violenza dei bianchi ai primordi della colonizzazione del West è magistralmente rappresentata nel romanzo di Cormac McCarthy Meridiano di sangue, ed. Einaudi, iniziazione di un ragazzo in una banda di cacciatori di scalpi, comandata da un istrionico e molto ambiguo Giudice Holden. Dopo la lettura di questo romanzo, vi consiglio di cercare Donne, sciabole e cavalli di Samuel E. Chamberlain, pubblicato dalla Feltrinelli parecchi anni fa. Ne scoprirete delle belle…

Tralasciando il periodo della Guerra Civile, che con il West ha poco in comune, inizia poi quello delle guerre indiane e dei rapporti Americani-Nativi, periodo che ha ispirato numerosi e interessanti romanzi.

Il piccolo grande uomo di Thomas Berger, ed. Rizzoli, bellissimo romanzo della vita di un bianco qualunque cresciuto tra i Cheyenne, e dei suoi successivi casuali incontri con personaggi famosi e meno famosi delle storia della frontiera. Il clou sono gli scontri di Custer contro la sua tribù, fino alla famosa battaglia del Little Big Horn. Il grande autore Larry McMurtry lo considera il miglior romanzo scritto sulle guerre indiane.

Il rapporto tra il singolo uomo bianco che adotta la vita dei pellirosse, e il conflitto tra questi ultimi e la politica di annientamento dei bianchi è ben trattato in Balla coi lupi di Michael Blake, ed. Sperling & Kupfer. Il film tratto dal libro è conosciuto da tutti, forse un po’ meno il racconto, che in alcuni passaggi differisce da quanto visto sullo schermo. Innanzitutto la storia è ambientata nelle pianure meridionali, tra i Comanche e non nel nord tra i Sioux come nel film, poi i due finali (film – libro) differiscono totalmente, val la pena di leggerlo. Quest’anno (2003), dallo stesso autore e dalla stessa casa editrice, è stato pubblicato anche il seguito, intitolato La lunga strada nel vento, libro che mi sento di consigliare solo a chi voglia collezionare i due volumi, mentre la storia non regge il paragone né con Balla coi Lupi né con qualsiasi altro mediocre racconto sul West, ma, a mio avviso, è solamente un accozzaglia di avvenimenti storici risaputi, senza alcun approfondimento delle vite dei personaggi.

Consiglio caldamente invece la lettura del seguente romanzo (se lo trovate): Chypayuk di Ronald Lavallée, ed. DeAgostini, romanzo, scritto da un autore canadese, sulla vita di un giovane meticcio Cree, che, dalle cacce al bisonte e agli incontri con i nemici Sioux, passa alla vita di società del Canada dei conflitti franco-inglesi e indiani, trovandosi sempre ad un bivio tra le due componenti del suo sangue. Oserei dire che questo libro va assolutamente letto.

Dal bianco cresciuto tra gli indiani al meticcio che crescerà tra i bianchi, si arriva all’indiano che cresce e rimane tra i suoi simili, ma alla fine di un epoca: La luna delle foglie cadenti di James Welch, ed. Rizzoli, romanzo molto noto anche negli USA, scritto da un autore con sangue indiano, recentemente mancato, sulla vita di un giovane Piede Nero alle prese con un mondo che scompare.
Dello stesso autore è in commercio Il canto d’amore di Alce Impetuoso, epica storia di un Sioux, che passerà dall’ultima battaglia di Custer allo spettacolo circense di Buffalo Bill e alla Francia, dove, suo malgrado, si farà una nuova vita. Da leggere.
Esistono anche altri due romanzi sui pellirosse ai giorni nostri nelle riserve, dello stesso autore, ma sono quasi introvabili: Inverno nel sangue e La morte di Jim Loney.

Si arriva poi davvero alla fine dell’epoca del Far West, e alla nascita dei Miti:

Il primo libro che segnalo è senz’altro un gradino più sotto di quelli che seguono, ma merita comunque di essere letto: Sulle sue tracce vanno i lupi bianchi, di Robert F. Jones, ed. Rizzoli, romanzo sui cacciatori di bisonti e degli immancabili, anche sentimentali, rapporti bianchi-pellerossa.

Queste mille colline, ed. Mondadori, volume conclusivo della trilogia di A.B. Guthrie, sulla fine della frontiera.

La danza dell’ultimo bisonte, di Michael Blake, ed. Sperling & Kupfer, racconto, in forma di diario, sulla vita di Custer, mentre marcia verso il Little Big Horn.

Deadwood, di Pete Dexter, ed. Vallardi, gli avvenimenti e i personaggi di questa città sorta dal nulla sulle Colline Nere, e gli ultimi giorni di Wild Bill Hickok, il tutto visto attraverso gli occhi e il cuore del suo grande amico Colorado Charlie. Anche questo è un libro assolutamente da leggere.

Storie di donne con il fucile, di Larry McMurtry, ed Sperling & Kupfer, romanzo degli anni d’oro di Calamity Jane e dei suoi amici: trapper che non accettano la scomparsa dei castori, indiani preveggenti, prostitute dal cuor d’oro, Wild Bill, Buffalo Bill e la fine del West.

La storia di Shorty, di Guy Vanderhaeghe, ed. Mondadori, un vecchio cowboy racconta un episodio della sua avventurosa vita ad uno sceneggiatore di film muti. Molto bello.

Arrivo ora a quello che, con Il grande cielo, è il mio romanzo preferito: Un volo di colombe di Larry McMurtry, ed. Mondadori. L’infelice traduzione italiana del titolo originale Lonesome Dove (Colomba Solitaria, nome di luogo) penso abbia contribuito a far passare inosservato alla maggior parte dei lettori questo eccezionale racconto, che in patria ha ottenuto il premio Pulitzer ed è uno dei venti best sellers di tutti i tempi! È un romanzo sul trasferimento della prima mandria dal Texas al Montana, sulla storia di due grandiosi ex Texas Rangers, sulle prostitute del West, su di un cattivissimo bandito, sui pistoleri e su tutte quelle strane persone, bianche e rosse, che bazzicavano l’ovest alla fine degli anni ’70 dell’ottocento. Assolutamente da leggere!!
Quando il libro uscì negli USA, ne fu subito tratto uno sceneggiato televisivo di successo, che fu trasmesso poi anche in Italia.
Larry McMurtry oggi penso sia il migliore autore di genere western; purtroppo in Italia hanno pubblicato solo i due libri che ho citato. Di Lonesome Dove negli USA sono invece usciti un seguito intitolato Streets of Laredo e ben due antefatti, intitolati Dead Man’s Walk e Comanche Moon, tutti accolti da grande successo, e da ognuno è stato poi tratta una edizione televisiva.
Da lavori di McMurtry al cinema hanno tratto: Hud il selvaggio con Paul Newman (il romanzo è stato pubblicato da Mattioli - ndr); l’osannato dalla critica L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich (anche questo romanzo pubblicato da Mattioli - ndr) e il pluri premiato Voglia di tenerezza con Jack Nicholson e Shirley MacLaine.
Attualmente sta uscendo in libreria, in America, una serie di romanzi su di una famiglia inglese nel Far West di metà Ottocento. E da noi esce solo un “misero” saggio su Cavallo Pazzo (collana Oscar Storia della Mondadori), in cui, tra l’altro, hanno fatto confusione sulle opere dell’Autore nel retro di copertina.
Leggete Lonesome Dove poi ditemi se non vorreste conoscere le altre avventure di Gus McRae e Woodrow Call…

Con questo romanzo termina la vera epopea del Far West (almeno per quanto pubblicato in Italia) ma la sua leggenda continua ad aleggiare in questi altri eccellenti racconti, che consiglio a tutti di acquistare, mentre sono ancora di facile reperibilità:

Il potere del cane, di Thomas Savage, ed. Ponte alle Grazie; due fratelli, diversissimi, rancher agli inizi del Novecento.

Oltre il confine, Cavalli selvaggi, Città della Pianura (ora reperibili in un unico volume, Trilogia della Frontiera, ed. Einaudi – ndr), bellissima trilogia di Cormac McCarthy, ed. Einaudi, su personaggi che vorrebbero vivere il West, ma siamo ormai negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento.

La lunga strada di casa, di Jim Harrison, ed Baldini & Castoldi, protagonisti alcuni componenti di una famiglia del Nebraska, dal dopo guerra ad oggi, bellissimo.

Dove i fiumi cambiano corso, di Mark Spragg, ed Guanda (e TEA – ndr), racconto introspettivo di un ragazzo cresciuto tra i cavalli e la natura ancora selvaggia del Wyoming dai Sessanta ai giorni nostri, da non perdere.

Introvabile, ma la lettura ne ripagherà la fatica della scoperta, è Quando muoiono le leggende di Hal Borland, pubblicato più di trent’anni fa dalla Rusconi. Un giovane indiano Ute, nel periodo delle riserve, seguendo la famiglia in fuga torna alla vita selvaggia, dove apprenderà le antiche tradizioni che, dopo esser divenuto cinico campione di rodeo, gli faranno scoprire il suo vero essere.

Nella letteratura western pubblicata in Italia, non può mancare la citazione alle due specifiche collane tascabili uscite negli anni Settanta e Ottanta: I grandi western della Longanesi e la successiva I grandi western della frontiera delle Edizioni La Frontiera di Bologna.
La Longanesi ha il merito di aver reso capillare la conoscenza e la diffusione del genere, dopo alcuni sparuti tentativi negli anni Cinquanta e Sessanta di piccoli editori e della Sonzogno.
A mio parere, però, purtroppo la maggior parte dei titoli pubblicati non meritava il costo della carta; si trattava dei soliti romanzi di pistoleri indefessi e infallibili, qualcosa che si avvicinava troppo ai fumetti di quegli anni. Forse i lettori erano già più seri di quanto non pensassero gli editori. Checché se ne dica, autori come Zane Grey, Louis L’Amour, Max Brand e tantissimi altri, erano già superati allora. Scrivevano romanzi troppo dozzinali, non certo d’autore.
La Longanesi passò il timone alla Frontiera di Bologna che, pur continuando la pubblicazione di storie di pistoleri e altre amenità degli anni Quaranta e Cinquanta, aggiunse alcune discrete collane collaterali, con la pubblicazione di buoni titoli ed autori. Molti dei volumetti della serie principale hanno le copertine illustrate da Giovanni Ticci, disegnatore di Tex (e da Renzo Calegari, uno dei più grandi fumettisti e illustratori del West italiani – ndr). Purtroppo il mercato è troppo di nicchia, e anche queste collane, dopo qualche cambiamento editoriale, hanno cessato le pubblicazioni e sono scomparse. Il West non regge il confronto con la Fantascienza, con il Giallo, il Thriller o l’Horror, ma forse è solo perché la maggior parte dei testi pubblicati in passato era troppo banale. Qualche buon romanzo, comunque, questi editori lo hanno pubblicato, tipo Hombre di Elmore Leonard, Lo stallone dei Comanche di R. McLeod, Sierra Charriba di H. J. Fink, Il pistolero di Glendon Swarthout e qualche altro ancora.
Tra l’altro si tratta di romanzi che hanno poi avuto trasposizioni cinematografiche, per cui sono possibili confronti tra quanto visto e quanto letto.

Per terminare, do una mia personale classifica sui titoli pubblicati in Italia che considero sia necessario leggere per avere una valida opinione sul vero romanzo storico-western d’autore:

- Il Grande cielo, di Alfred Bertram Guthrie
- Hanta Yo, di Ruth Beebe Hill
- Chypayuk, di Ronald Lavallee
- Il piccolo grande uomo, di Thomas Berger
- Un volo di colombe (Lonesome Dove), di Larry McMurtry

lunedì 31 luglio 2017

"Deadtown and Other Tales of Horror Set in the Old West", raccolta di racconti western-horror

Nella mia costante ricerca di pubblicazioni western-horror (ormai totalmente orientata a quelle in lingua inglese, che si sono rivelate una miniera senza fondo soprattutto in digitale) mi sono imbattuto in un libretto di 180 pagine scritto da un certo Carl Hose, appassionato di horror e autore di un'altra mezza dozzina di libri. Questo libretto dal titolo Deadtown and Other Tales of Horror Set in the Old West è una raccolta di tredici racconti della più pura e semplice tradizione horror, trapiantati dall'autore nel vecchio e selvaggio West. E nonostante la copertina non sia proprio accattivantissima, vi assicuro che ciò che c'è oltre vale la pena di essere letto. Ovviamente è d'obbligo dire che non sto parlando delle opere di King, di Howard, di Lovecraft o di altri maestri del genere ma di brevi racconti tanto semplici in stile e trama quanto accattivanti. E forse proprio per la loro semplicità risultano così scorrevoli. Hose si rifà all'horror classico senza aggiungere nulla di complesso o di originale, evitando di cadere nel fantastico o nella fantascienza troppo hard (il libro fa parte del più ampio sottogenere del cosidetto Weird West, dove il western può essere mischiato a fantascienza, fantasy, horror, steampunk) e rimanendo quindi sui binari ben solidi del genere. E così nei tredici racconti troviamo, sparsi qua e là, alieni informi, mummie, esseri striscianti, lupi mannari e i più rassicuranti fantasmi, zombi e vampiri.
Hose sa scrivere e si vede, le storie sono piccole perle formate da uno stile senza artifici, molto "lamouriano" se mi consentite il termine, e ciò rende i racconti altamente leggibili anche per chi con l'inglese sta muovendo i primi passi nella narrativa. Inoltre, l'autore conosce il western e mette tutto quello che c'è da mettere e al posto giusto: cowboy, città fantasma (immancabili in un western-horror che si rispetti), pistoleri, saloon, donne pioniere, vecchie miniere, ecc. ecc.
Se vogliamo trovare un punto debole, Hose stesso ce lo fornisce nella breve introduzione: "In questo libro ci sono tre storie con protagonista il personaggio di Frank Talbott. Queste storie hanno tutte la stessa trama, perchè Frank è un personaggio prevedibile. Ciò potrebbe non piacerti, e se è così sei libero di saltare i racconti con Talbott, non mi offenderò". Effettivamente le tre storie sono praticamente uguali e cambiano solo gli antagonisti (ossia i mostri). Questo tuttavia è un piccolo difetto che non inficia la qualità della raccolta, come non la inficia l'ultimo, ambientato nel presente ma con rimandi alla Guerra Civile. Se invece vogliamo trovare dei pregi, uno è che Hose ha aggiunto un classicissimo western senza horror, una semplice (anche se prevedibile e decisamente in stile Louis L'Amour) storia di vendetta, un altro è che i racconti sono realistici e non cadono nella facile trappola (comune nel weird western) dell'assurdo più totale.
Personalmente, su tredici storie solo una non mi ha soddisfatto, anzi mi ha annoiato ("Legend of Falling Rock"), mentre la restante dozzina va tutta dal buono all'ottimo, ottimo per quanto può essere un breve e semplice racconto.
Quindi se siete appassionati di questo sottogenere vi consiglio la piccola raccolta di Carl Hose, che senza inutili artifici riesce benissimo a coniugare le visioni più classiche del western e dell'horror.

I racconti contenuti in Deadtown and Other Tales of Horror Set in the Old West:

- It Rolled Into Town
- Deadtown
- Fool's Gold
- End of the Line for the One-O-Nine
- Little Town of Aleone
- Prairie Guts
- Six-Guns and a Silver-Bullet
- Skinwalker
- Hang 'Em High
- Downtown Sundown
- Legend of Falling Rock
- A Lady's Honor
- Dead, White and Blue

domenica 23 luglio 2017

"Frostbite": cortometraggio western horror

Danny Donahue è un regista americano di cortometraggi horror. I suoi lavori sono visionabili su Youtube ed hanno la caratteristica di essere inquietanti pur nella loro semplicità narrativa e di mezzi. Tra i lavori più interessanti, e che ci toccano in quanto appassionati di western, c'è Frostbite. Questo brevissimo corto (meno di 3 minuti) è un western horror girato sulla neve, con protagonista un trapper in fuga da qualcosa di terrificante, a detta di Donahue ispirato dalla leggenda del Windigo.
Girato in Montana, Frostbite è un horror inusuale in quanto il regista è riuscito a ricreare un'atmosfera di terrore in contrasto con l'ambientazione in pieno giorno. Nessun dialogo, è tutto lasciato all'ottimo lavoro visivo e sonoro e gioca molto sul vedo/non vedo classico dei film horror.
È insomma un ottimo corto, specie per chi come me è appassionatissimo di western-horror e si lamenta sempre della penuria che c'è in questo genere.

Vi lascio alla visione del film, e vi segnalo che è disponibile anche il making of, in cui il regista spiega il lavoro che c'è stato dietro la produzione e la regia.



martedì 11 luglio 2017

I gatti più famosi del West

Nella seconda metà degli anni 70 dell’Ottocento le Black Hills del Dakota erano in fermento per la corsa all’oro che, sotto traccia, le vedeva meta di centinaia di affamati cercatori. La zona, al tempo ancora proprietà degli indiani, era un barile di polvere da sparo la cui miccia era costituita da Deadwood. Questa cittadina sorta in territorio indiano in quattro e quattr’otto è una delle più famose della storia del West per via, ma non solo, della violenza che vi regnava notte e giorno. Ma Deadwood non era infestata solo da bari, prostitute, ladri e tagliagole… Una razza di animale diversa, su quattro zampe, la teneva sotto scacco: i topi. Questi roditori avevano letteralmente inondato le strade fangose e creavano danni ingenti soprattutto ai proprietari degli empori, che dalla notte al giorno si vedevano svuotare sacchi interi di generi alimentari, con una perdita stimata tra i 10 e i 20 dollari al giorno.
Un numero del giugno 1877 del Black Hills Champion testimonia quanto Deadwood avesse bisogno della soluzione più ovvia:

“Ci siamo chiesti spesso come mai alcuni intraprendenti speculatori non abbiano ancora pensato di importare un carico di gatti nelle Black Hills. Un semplice carro da trasporto potrebbe essere sistemato in modo da contenere con sicurezza duecento gatti. Questi gatti si possono trovare, con un costo basso o nullo, in ogni città lungo il corso del fiume Missouri, e qui da noi troverebbero un mercato pronto a riceverli e a pagarli un prezzo medio di dieci dollari ciascuno. Un uomo tanto coraggioso e intelligente da portare un carico di gatti nelle Black Hills potrebbe vantarsi di aver trovato una ricca vena felina”.

Quest’occasione venne presa al volo dal carrettiere Phatty Thompson, che aveva un’impresa di trasporti lungo la tratta Denver-Cheyenne-Black Hills. A Cheyenne, Thompson si fece aiutare da un gruppo di ragazzini a catturare quanti più gatti possibili, pagandoli 25 centesimi ciascuno. Poi costruì un carro apposito per il trasporto, modificando il cassone in una serie di scomparti, vi caricò gatti e cibo e partì alla volta di Deadwood.
Al tempo il viaggio via carro tra Cheyenne e Deadwood richiedeva circa due settimane. Thompson ebbe problemi nell’attraversamento dello Spring Creek, dove il suo carro si impantanò, cadde di fianco e andò in pezzi, liberando tutti i gatti. Recuperarli fu un’impresa non di poco conto. Un po’ con l’aiuto del cibo, un po’ con quello di alcuni generosi cercatori d’oro, Phatty riuscì a recuperare – con una perdita relativa – i felini e ripartire finalmente per Deadwood.

La boomtown si rivelò davvero una miniera per Phatty Thompson. All’arrivo si assicurò l'autorizzazione alla vendita dei gatti direttamente dallo sceriffo Seth Bullock (che nel suo diario scrisse: “Commerciante da Cheyenne con un carro pieno di gatti domestici”) e il giorno dopo riuscì a vendere buona parte dei gatti per circa 10 dollari ciascuno, arrivando anche a 25-30 dollari per alcuni esemplari più “pregiati”. Diversamente da ciò che pensava, i clienti principali di Thompson furono prostitute, che cercavano un animale da compagnia sia per alleviare le loro tristi esistenze sia per liberarle dai fastidiosi ratti che di notte scorazzavano per le stanze impedendogli non solo di dormire ma anche di lavorare. In un primo tempo si pensò anche che il nome “cat house” per indicare i bordelli (e di “cat” per indicare le prostitute) fosse dovuto proprio a questo episodio dei gatti di Deadwood, ma in realtà il termine ha precedenti.
Gli altri clienti di Thompson furono proprietari di magazzini, empori e saloon.
Purtroppo per Phatty, ciò che non riuscì a vendere la prima volta non riuscì a venderlo mai più: la notte dopo i primi profitti qualcuno (forse un amante dei gatti, forse un rivale) liberò i felini dal carro, facendogli perdere buona parte del guadagno. Tuttavia Thompson non se ne andò da Deadwood a mani vuote, riuscendo ad accumulare una cifra che non ci è dato sapere con certezza ma che probabilmente era molto vicina al migliaio di dollari.

Quest’impresa non fu l’unica del genere ma di sicuro fu la più famosa. Successivamente altri avventurieri opportunisti provarono a sfruttare la nuova moda ma questa durò poco: nel 1879 a Deadwood i gatti erano ormai di casa.


mercoledì 28 giugno 2017

Far West Gazette: la storia del West periodicamente in edicola!

Un caso più unico che raro, nel nostro "bel" paese: una rivista periodica esclusivamente dedicata alla storia del West! È ciò che sarà la Far West Gazette, prodotto editoriale targato Sprea che si occuperà della storia della Frontiera americana in tutte le sue sfaccettature, sulla falsariga delle riviste americane come "Wild West" e "True West".

Il primo numero di "Far West Gazette" sarà in edicola il 30 giugno e costerà 6,90 euro. La rivista è bimestrale e composta da 80 pagine di articoli, rubriche ed editoriali. Alcuni degli articolisti sono scrittori molto noti nel campo western italiano: Luca Barbieri, Domenico Rizzi, Omar Vicari, Renato Panizza (esperto di Guerra Civile americana). Anche il sottoscritto sarà presente con alcuni articoli sul West bianco. Tutti facciamo parte del forum e della comunità di farwest.it con la quale infatti "Far West Gazette" collabora.