sponsor

sponsor

giovedì 19 ottobre 2017

"The Ballad of Lefty Brown": il trailer

Altra data da segnare sul calendario, almeno per gli spettatori americani: il 15 dicembre esce The Ballad of Lefty Brown, western crepuscolare scritto e diretto da James Moshe (già sceneggiatore e regista del discreto Dead Man's Burden del 2012) e interpretato, tra gli altri, da Peter Fonda, Bill Pullman e Jim Caviezel.

Filmtv.it riporta la trama di The Ballad of Lefty Brown:

Lefty Brown è un sessantatreenne leale e irritabile che ha fatto da guida a Eddie Johnson, leggenda del western. Dopo che è divenuto senatore del Montana, nonostante le obiezioni della moglie Laura, Johnson ha intenzione di lasciare a Lefty la responsabilità del suo ranch. Quando però un ladro uccide Johnson, Lefty è costretto a prendere in mano la situazione. Devastato dal senso di colpa, parte per un viaggio che lo riunirà con i vecchi amici Tom Harrah, sergente dell'esercito, e James Bierce, divenuto governatore, e che lo vedrà affrontare le brutte realtà della giustizia della frontiera.

Ed ecco il trailer appena uscito:


Ovviamente la speranza è di vederlo, prima o poi, anche nel nostro "bel" Paese.

martedì 17 ottobre 2017

"Godless", in arrivo la serie tv western firmata Netflix

Il 22 novembre uscirà in esclusiva per Netflix, in tutti i paesi in cui il servizio è disponibile, la nuovissima serie tv western Godless con Jeff Daniels (più famoso per le sue commedie, e qui al suo primo western) e Michelle Dockery.

Il sito Netflix Italia riporta la scheda con i dati in italiano, quindi ciò dovrebbe significare che Godless vedrà la luce anche sui nostri teleschermi.

Netflix ha deciso di distribuire la serie tv completa, quindi tutti i 6 episodi di cui è composta verranno trasmessi il 22 novembre 2017.

La sinossi di Godless dice:

Il famoso criminale Frank Griffin (Jeff Daniels) e la sua banda di fuorilegge vogliono vendicarsi di Roy Goode (Jack O'Connell), il giovane pupillo che ha tradito la fratellanza. Durante la sua fuga, Roy cerca rifugio dalla vedova Alice Fletcher (Michelle Dockery), un'emarginata che vive nella decadente ed isolata città mineraria di La Belle, gestita principalmente da donne. Quando arriva la voce che Griffin si sta dirigendo a La Belle, la città si unisce per difendersi contro la banda criminale nel mondo senza legge del West.

E il teaser trailer mostra:


Siamo quindi in spasmodica attesa di questa inedita serie tv, da molti definita epica, e creata nientemeno che da Steven Soderbergh.

venerdì 13 ottobre 2017

"Into the Badlands / Terre Desolate" (1991)

Terre desolate (Into the Badlands, 1991) è uno sconosciutissimo western televisivo, che da noi è come se non fosse mai esistito (il titolo italiano fa supporre che sia stato doppiato e, in qualche remota ora notturna di un giorno imprecisato, anche trasmesso in tv). In realtà si tratta di un gioiellino che mescola un solido western con una decisa e impeccabile atmosfera horror. Bruce Dern, nei panni del barbuto cacciatore di taglie T.L. Barston, è la voce narrante dei tre episodi che compongono il film (diretto da Sam Pillsbury): nel primo, Dylan McDermott è un ricercato che si innamora di una prostituta tubercolotica (la carinissima Helen Hunt) e progetta con lei la sua fuga verso il Messico. Quest’episodio ha la lentezza del film romantico e il finale con colpo di scena dal vago, vaghissimo sapore “misterico” più che horror, ed è il più debole dei tre.

Il secondo episodio è la storia di una lunga notte di due donne pioniere rimaste intrappolate in casa da una tormenta di neve. Mariel Hemingway va a far visita alla vicina Lisa Pelikan, che è da poco giunta dall’Est ed è convinta che il marito la tradisca con l’ospite. Cade quindi in una febbre delirante, credendo che i lupi assedino la piccola baracca di tronchi. La Hemingway, bellissima e bravissima nella parte di una pioniera forte e coraggiosa, dovrà difendere entrambe da questi presunti lupi… Un racconto intenso, con dialoghi e messa in scena dal sapore teatrale (due personaggi che interagiscono in un unico ambiente), totalmente slegato dalla già quasi invisibile trama del film, ma che riesce a creare un’atmosfera di follia e dubbio, mostrandoci di traverso anche come dovevano patire solitudine e miseria le povere donne dei pionieri.


L’ultimo episodio è senz’altro il più interessante, dove vediamo finalmente Bruce Dern come protagonista. Ucciso un ricercato a cui dava la caccia da giorni, Dern arriva a White Rock solo per scoprire che è una città fantasma e che i suoi quattro abitanti vogliono impedirgli di riscuotere la taglia dell’uomo ucciso, che era anche un loro amico. Quest’episodio rende il film circolare, concludendolo com’era iniziato e così rispondendo a cosa e chi realmente è il personaggio di Dern.


Insomma, Into the Badlands è un tipico western che si fregia dell’horror, anche se di questo genere visivamente c’è ben poco, perché è tutto giocato sull’atmosfera. Il regista in ogni modo ha fatto un lavoro davvero eccellente sia nel riprodurre il vecchio West – attraverso ambientazioni, facce e inquadrature davvero efficaci – sia nel creare tutta un’aria lugubre, sporca, cattiva, un po’ gotica e un po’ malsana, anche un po’ noir per via della voce di Dern fuori campo, a raccontare e commentare i fatti. C’è poi il finale, netto, che oltre a essere un colpo di scena è anche, per quel che rivela, tipicamente horror.

Provate a recuperarlo in rete, visto che, come dicevo, è introvabile in italiano e quasi altrettanto in originale (pur essendo in commercio il dvd, ma da noi non è possibile visionarlo con i lettori dvd tradizionali). La versione che ho visto io era in streaming con i sottotitoli in inglese. Ne vale la pena.

domenica 3 settembre 2017

Guida minima ai romanzi western [articolo di Massimiliano Melotti]

L'articolo che vi propongo è di un caro amico del forum di Farwest.it, Massimiliano Melotti in arte selknam. Massimiliano ha stilato, ormai un bel po' di tempo fa, una guida indispensabile alla lettura della narrativa western per tutti coloro che vogliono conoscere le pietre miliari del genere pubblicate in Italia. Pur soffermandosi esclusivamente sui titoli più letterari, più mainstream se vogliamo, Massimiliano include quei titoli che davvero non possono mancare nella libreria di un appassionato del genere western. Essendo l'articolo datato 2003, mi sono permesso di includere alcune note per aggiornare una eventuale nuova o alternativa edizione dei titoli citati, qualora ci fosse.
Buona lettura!
(Mario Raciti) 


Guida minima ai romanzi western
di Massimiliano Melotti

Amici del Far West, vi mando questo mio “lavoro” ormai datato, è del 2003. In massima parte lo ritengo ancora valido, anche perché da allora non è che siano usciti molti titoli nuovi. È un invito alla lettura e alla collezione di titoli di ambientazione storica-western; ecco lo scritto del 2003.

Vorrei segnalarvi alcune note, pseudo recensioni o consigli su libri aventi per oggetto il West americano, pubblicati nel corso degli anni in Italia. Cercando traccia su internet di alcune pubblicazioni, ho notato che sono parecchie le persone che vorrebbero leggere romanzi, e non soltanto saggi, sul periodo storico della seconda metà dell’Ottocento negli States.
I romanzi che voglio segnalarvi rappresentano, attraverso la vita e le avventure dei loro protagonisti, personaggi realmente vissuti o di pura fantasia, quello che è stato il periodo storico, di azione e di pensiero, della popolazione bianca e rossa, nella cosiddetta Frontiera, dall’indipendenza degli Stati Uniti ad oggi.
Mi permetto pertanto di indirizzare gli interessati a seguire il tracciato che sto per dare. Di contro, purtroppo, c’è il fatto che molti dei titoli che leggerete sono fuori commercio, alcuni da anni, per cui bisogna improvvisarsi investigatore e cercare sulle bancarelle, nelle librerie dell’usato, nei mercatini o su internet. A parer mio si tratta di libri che, in ogni caso, un appassionato a trecentosessanta gradi del Far West dovrebbe avere in biblioteca, per cui l’ardua ricerca sarà senz’altro gratificata ad ogni ritrovamento e alla successiva lettura.

Inizierei con il periodo della Frontiera, ma la prima (per così dire), quella che si trovava ancora ad est rispetto alla Frontiera che tutti generalmente conosciamo. I libri che consiglio sono:

Passaggio a Nord Ovest e Canaglia in armi di Kenneth Roberts, ed. Mondadori (e Rizzoli - ndr), romanzi che trattano dell’America sotto il dominio inglese e della successiva guerra d’Indipendenza.

I lunghi coltelli di Bruce Lancaster, ed. Baldini & Castoldi, romanzo che tratta dell’iniziale rivolgersi ad ovest dei nuovi Stati Uniti d’America, nelle terre ancora contese con inglesi e spagnoli.

L’albero della vita di Hugh Nissenson, ed. Rizzoli (e Garzanti - ndr), racconto, scritto in forma di diario, sulla vita dei primi coloni statunitensi spintisi oltre gli Allegheny. Davvero bello e ben fatto.

A questo punto, mentre i coloni si spingono ad ovest, i nativi che ci vivono iniziano a fare conoscenza con l’uomo bianco ed il suo modo di cambiare la natura, e su come questo condizionerà per sempre il loro mondo e le loro vite. Il romanzo che ritengo più bello e poetico nel trattare questo periodo storico è Hanta Yo di Ruth Beebe Hill, ed. DeAgostini, in cui l’autrice racconta, in forma direi lirica, la formazione materiale e spirituale di una parte della nazione Sioux, e del suo primo, e nefasto, contatto con l’uomo bianco. Si tratta di un libro, scritto dal punto di vista degli indiani, che, a mio parere, è d’obbligo leggere per un appassionato del West e dei nativi americani in particolare. Contiene anche un dizionario con nomi di luoghi, piante ed animali in lingua Lakota.

Si giunge poi al periodo dei cacciatori di pellicce, i mitici trapper o mountain men; il loro stile di vita, simile a quello dei pellirosse, li conduce alla scoperta dei luoghi che da allora il pubblico associa alla vera Frontiera, l’autentico Far West americano.

Il romanzo che bisogna assolutamente leggere è il primo della trilogia di Alfred B. Guhtrie, Il grande cielo, ed. Rizzoli (e Mattioli - ndr), che dal 1947, quando fu pubblicato per la prima volta, negli USA è considerato uno dei migliori cinque romanzi scritti sul West.
È la storia di tre amici, un maturo mountain man e due giovani cacciatori, che si addentrano nel paese dei Piedi Neri, alla ricerca non solo di pelli, ma anche di uno stile di vita che sta per scomparire e che il vecchio rimpiange. Un consiglio da bibliofilo è quello, se si trova l’edizione del 1978 della BUR Rizzoli, di leggere la prefazione dopo aver letto il racconto, perché nella prefazione è anticipato il finale, che differisce pure dal film omonimo, per chi l’avesse visto. Se trovate invece la prima edizione italiana, pubblicata in brossura dalla collana Medusa nel 1950, avete tra le mani un gioiello librario.

Con la fine dell’epoca delle cacce al castoro iniziano le massicce migrazioni dei coloni bianchi verso la costa del Pacifico, attraverso il continente, alla ricerca di nuove opportunità, di nuove terre da coltivare e dove allevare bestiame.

Si deve allora leggere il secondo romanzo della trilogia di A. B. Guthrie, intitolato Il sentiero del West, ed. Mondadori, racconto del viaggio di una carovana di pionieri diretti in Oregon e California, guidati dal vecchio, saggio e nostalgico mountain man de Il grande cielo.

Una volta aperte al transito le piste nelle pianure, migliaia di persone vi si riversano, e molti vi si stabiliscono, creando dal nulla fattorie e villaggi, trovandosi poi il più delle volte in condizioni di vita peggiori di quelle che hanno lasciato. Questi coloni entrano in contatto con i nativi, e anche con la violenza dei reietti bianchi che bighellonano attorno alle prime città sorte sulla frontiera. Qui inizia l’epopea del Far West che conosciamo.

La violenza dei bianchi ai primordi della colonizzazione del West è magistralmente rappresentata nel romanzo di Cormac McCarthy Meridiano di sangue, ed. Einaudi, iniziazione di un ragazzo in una banda di cacciatori di scalpi, comandata da un istrionico e molto ambiguo Giudice Holden. Dopo la lettura di questo romanzo, vi consiglio di cercare Donne, sciabole e cavalli di Samuel E. Chamberlain, pubblicato dalla Feltrinelli parecchi anni fa. Ne scoprirete delle belle…

Tralasciando il periodo della Guerra Civile, che con il West ha poco in comune, inizia poi quello delle guerre indiane e dei rapporti Americani-Nativi, periodo che ha ispirato numerosi e interessanti romanzi.

Il piccolo grande uomo di Thomas Berger, ed. Rizzoli, bellissimo romanzo della vita di un bianco qualunque cresciuto tra i Cheyenne, e dei suoi successivi casuali incontri con personaggi famosi e meno famosi delle storia della frontiera. Il clou sono gli scontri di Custer contro la sua tribù, fino alla famosa battaglia del Little Big Horn. Il grande autore Larry McMurtry lo considera il miglior romanzo scritto sulle guerre indiane.

Il rapporto tra il singolo uomo bianco che adotta la vita dei pellirosse, e il conflitto tra questi ultimi e la politica di annientamento dei bianchi è ben trattato in Balla coi lupi di Michael Blake, ed. Sperling & Kupfer. Il film tratto dal libro è conosciuto da tutti, forse un po’ meno il racconto, che in alcuni passaggi differisce da quanto visto sullo schermo. Innanzitutto la storia è ambientata nelle pianure meridionali, tra i Comanche e non nel nord tra i Sioux come nel film, poi i due finali (film – libro) differiscono totalmente, val la pena di leggerlo. Quest’anno (2003), dallo stesso autore e dalla stessa casa editrice, è stato pubblicato anche il seguito, intitolato La lunga strada nel vento, libro che mi sento di consigliare solo a chi voglia collezionare i due volumi, mentre la storia non regge il paragone né con Balla coi Lupi né con qualsiasi altro mediocre racconto sul West, ma, a mio avviso, è solamente un accozzaglia di avvenimenti storici risaputi, senza alcun approfondimento delle vite dei personaggi.

Consiglio caldamente invece la lettura del seguente romanzo (se lo trovate): Chypayuk di Ronald Lavallée, ed. DeAgostini, romanzo, scritto da un autore canadese, sulla vita di un giovane meticcio Cree, che, dalle cacce al bisonte e agli incontri con i nemici Sioux, passa alla vita di società del Canada dei conflitti franco-inglesi e indiani, trovandosi sempre ad un bivio tra le due componenti del suo sangue. Oserei dire che questo libro va assolutamente letto.

Dal bianco cresciuto tra gli indiani al meticcio che crescerà tra i bianchi, si arriva all’indiano che cresce e rimane tra i suoi simili, ma alla fine di un epoca: La luna delle foglie cadenti di James Welch, ed. Rizzoli, romanzo molto noto anche negli USA, scritto da un autore con sangue indiano, recentemente mancato, sulla vita di un giovane Piede Nero alle prese con un mondo che scompare.
Dello stesso autore è in commercio Il canto d’amore di Alce Impetuoso, epica storia di un Sioux, che passerà dall’ultima battaglia di Custer allo spettacolo circense di Buffalo Bill e alla Francia, dove, suo malgrado, si farà una nuova vita. Da leggere.
Esistono anche altri due romanzi sui pellirosse ai giorni nostri nelle riserve, dello stesso autore, ma sono quasi introvabili: Inverno nel sangue e La morte di Jim Loney.

Si arriva poi davvero alla fine dell’epoca del Far West, e alla nascita dei Miti:

Il primo libro che segnalo è senz’altro un gradino più sotto di quelli che seguono, ma merita comunque di essere letto: Sulle sue tracce vanno i lupi bianchi, di Robert F. Jones, ed. Rizzoli, romanzo sui cacciatori di bisonti e degli immancabili, anche sentimentali, rapporti bianchi-pellerossa.

Queste mille colline, ed. Mondadori, volume conclusivo della trilogia di A.B. Guthrie, sulla fine della frontiera.

La danza dell’ultimo bisonte, di Michael Blake, ed. Sperling & Kupfer, racconto, in forma di diario, sulla vita di Custer, mentre marcia verso il Little Big Horn.

Deadwood, di Pete Dexter, ed. Vallardi, gli avvenimenti e i personaggi di questa città sorta dal nulla sulle Colline Nere, e gli ultimi giorni di Wild Bill Hickok, il tutto visto attraverso gli occhi e il cuore del suo grande amico Colorado Charlie. Anche questo è un libro assolutamente da leggere.

Storie di donne con il fucile, di Larry McMurtry, ed Sperling & Kupfer, romanzo degli anni d’oro di Calamity Jane e dei suoi amici: trapper che non accettano la scomparsa dei castori, indiani preveggenti, prostitute dal cuor d’oro, Wild Bill, Buffalo Bill e la fine del West.

La storia di Shorty, di Guy Vanderhaeghe, ed. Mondadori, un vecchio cowboy racconta un episodio della sua avventurosa vita ad uno sceneggiatore di film muti. Molto bello.

Arrivo ora a quello che, con Il grande cielo, è il mio romanzo preferito: Un volo di colombe di Larry McMurtry, ed. Mondadori. L’infelice traduzione italiana del titolo originale Lonesome Dove (Colomba Solitaria, nome di luogo) penso abbia contribuito a far passare inosservato alla maggior parte dei lettori questo eccezionale racconto, che in patria ha ottenuto il premio Pulitzer ed è uno dei venti best sellers di tutti i tempi! È un romanzo sul trasferimento della prima mandria dal Texas al Montana, sulla storia di due grandiosi ex Texas Rangers, sulle prostitute del West, su di un cattivissimo bandito, sui pistoleri e su tutte quelle strane persone, bianche e rosse, che bazzicavano l’ovest alla fine degli anni ’70 dell’ottocento. Assolutamente da leggere!!
Quando il libro uscì negli USA, ne fu subito tratto uno sceneggiato televisivo di successo, che fu trasmesso poi anche in Italia.
Larry McMurtry oggi penso sia il migliore autore di genere western; purtroppo in Italia hanno pubblicato solo i due libri che ho citato. Di Lonesome Dove negli USA sono invece usciti un seguito intitolato Streets of Laredo e ben due antefatti, intitolati Dead Man’s Walk e Comanche Moon, tutti accolti da grande successo, e da ognuno è stato poi tratta una edizione televisiva.
Da lavori di McMurtry al cinema hanno tratto: Hud il selvaggio con Paul Newman (il romanzo è stato pubblicato da Mattioli - ndr); l’osannato dalla critica L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich (anche questo romanzo pubblicato da Mattioli - ndr) e il pluri premiato Voglia di tenerezza con Jack Nicholson e Shirley MacLaine.
Attualmente sta uscendo in libreria, in America, una serie di romanzi su di una famiglia inglese nel Far West di metà Ottocento. E da noi esce solo un “misero” saggio su Cavallo Pazzo (collana Oscar Storia della Mondadori), in cui, tra l’altro, hanno fatto confusione sulle opere dell’Autore nel retro di copertina.
Leggete Lonesome Dove poi ditemi se non vorreste conoscere le altre avventure di Gus McRae e Woodrow Call…

Con questo romanzo termina la vera epopea del Far West (almeno per quanto pubblicato in Italia) ma la sua leggenda continua ad aleggiare in questi altri eccellenti racconti, che consiglio a tutti di acquistare, mentre sono ancora di facile reperibilità:

Il potere del cane, di Thomas Savage, ed. Ponte alle Grazie; due fratelli, diversissimi, rancher agli inizi del Novecento.

Oltre il confine, Cavalli selvaggi, Città della Pianura (ora reperibili in un unico volume, Trilogia della Frontiera, ed. Einaudi – ndr), bellissima trilogia di Cormac McCarthy, ed. Einaudi, su personaggi che vorrebbero vivere il West, ma siamo ormai negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento.

La lunga strada di casa, di Jim Harrison, ed Baldini & Castoldi, protagonisti alcuni componenti di una famiglia del Nebraska, dal dopo guerra ad oggi, bellissimo.

Dove i fiumi cambiano corso, di Mark Spragg, ed Guanda (e TEA – ndr), racconto introspettivo di un ragazzo cresciuto tra i cavalli e la natura ancora selvaggia del Wyoming dai Sessanta ai giorni nostri, da non perdere.

Introvabile, ma la lettura ne ripagherà la fatica della scoperta, è Quando muoiono le leggende di Hal Borland, pubblicato più di trent’anni fa dalla Rusconi. Un giovane indiano Ute, nel periodo delle riserve, seguendo la famiglia in fuga torna alla vita selvaggia, dove apprenderà le antiche tradizioni che, dopo esser divenuto cinico campione di rodeo, gli faranno scoprire il suo vero essere.

Nella letteratura western pubblicata in Italia, non può mancare la citazione alle due specifiche collane tascabili uscite negli anni Settanta e Ottanta: I grandi western della Longanesi e la successiva I grandi western della frontiera delle Edizioni La Frontiera di Bologna.
La Longanesi ha il merito di aver reso capillare la conoscenza e la diffusione del genere, dopo alcuni sparuti tentativi negli anni Cinquanta e Sessanta di piccoli editori e della Sonzogno.
A mio parere, però, purtroppo la maggior parte dei titoli pubblicati non meritava il costo della carta; si trattava dei soliti romanzi di pistoleri indefessi e infallibili, qualcosa che si avvicinava troppo ai fumetti di quegli anni. Forse i lettori erano già più seri di quanto non pensassero gli editori. Checché se ne dica, autori come Zane Grey, Louis L’Amour, Max Brand e tantissimi altri, erano già superati allora. Scrivevano romanzi troppo dozzinali, non certo d’autore.
La Longanesi passò il timone alla Frontiera di Bologna che, pur continuando la pubblicazione di storie di pistoleri e altre amenità degli anni Quaranta e Cinquanta, aggiunse alcune discrete collane collaterali, con la pubblicazione di buoni titoli ed autori. Molti dei volumetti della serie principale hanno le copertine illustrate da Giovanni Ticci, disegnatore di Tex (e da Renzo Calegari, uno dei più grandi fumettisti e illustratori del West italiani – ndr). Purtroppo il mercato è troppo di nicchia, e anche queste collane, dopo qualche cambiamento editoriale, hanno cessato le pubblicazioni e sono scomparse. Il West non regge il confronto con la Fantascienza, con il Giallo, il Thriller o l’Horror, ma forse è solo perché la maggior parte dei testi pubblicati in passato era troppo banale. Qualche buon romanzo, comunque, questi editori lo hanno pubblicato, tipo Hombre di Elmore Leonard, Lo stallone dei Comanche di R. McLeod, Sierra Charriba di H. J. Fink, Il pistolero di Glendon Swarthout e qualche altro ancora.
Tra l’altro si tratta di romanzi che hanno poi avuto trasposizioni cinematografiche, per cui sono possibili confronti tra quanto visto e quanto letto.

Per terminare, do una mia personale classifica sui titoli pubblicati in Italia che considero sia necessario leggere per avere una valida opinione sul vero romanzo storico-western d’autore:

- Il Grande cielo, di Alfred Bertram Guthrie
- Hanta Yo, di Ruth Beebe Hill
- Chypayuk, di Ronald Lavallee
- Il piccolo grande uomo, di Thomas Berger
- Un volo di colombe (Lonesome Dove), di Larry McMurtry

lunedì 31 luglio 2017

"Deadtown and Other Tales of Horror Set in the Old West", raccolta di racconti western-horror

Nella mia costante ricerca di pubblicazioni western-horror (ormai totalmente orientata a quelle in lingua inglese, che si sono rivelate una miniera senza fondo soprattutto in digitale) mi sono imbattuto in un libretto di 180 pagine scritto da un certo Carl Hose, appassionato di horror e autore di un'altra mezza dozzina di libri. Questo libretto dal titolo Deadtown and Other Tales of Horror Set in the Old West è una raccolta di tredici racconti della più pura e semplice tradizione horror, trapiantati dall'autore nel vecchio e selvaggio West. E nonostante la copertina non sia proprio accattivantissima, vi assicuro che ciò che c'è oltre vale la pena di essere letto. Ovviamente è d'obbligo dire che non sto parlando delle opere di King, di Howard, di Lovecraft o di altri maestri del genere ma di brevi racconti tanto semplici in stile e trama quanto accattivanti. E forse proprio per la loro semplicità risultano così scorrevoli. Hose si rifà all'horror classico senza aggiungere nulla di complesso o di originale, evitando di cadere nel fantastico o nella fantascienza troppo hard (il libro fa parte del più ampio sottogenere del cosidetto Weird West, dove il western può essere mischiato a fantascienza, fantasy, horror, steampunk) e rimanendo quindi sui binari ben solidi del genere. E così nei tredici racconti troviamo, sparsi qua e là, alieni informi, mummie, esseri striscianti, lupi mannari e i più rassicuranti fantasmi, zombi e vampiri.
Hose sa scrivere e si vede, le storie sono piccole perle formate da uno stile senza artifici, molto "lamouriano" se mi consentite il termine, e ciò rende i racconti altamente leggibili anche per chi con l'inglese sta muovendo i primi passi nella narrativa. Inoltre, l'autore conosce il western e mette tutto quello che c'è da mettere e al posto giusto: cowboy, città fantasma (immancabili in un western-horror che si rispetti), pistoleri, saloon, donne pioniere, vecchie miniere, ecc. ecc.
Se vogliamo trovare un punto debole, Hose stesso ce lo fornisce nella breve introduzione: "In questo libro ci sono tre storie con protagonista il personaggio di Frank Talbott. Queste storie hanno tutte la stessa trama, perchè Frank è un personaggio prevedibile. Ciò potrebbe non piacerti, e se è così sei libero di saltare i racconti con Talbott, non mi offenderò". Effettivamente le tre storie sono praticamente uguali e cambiano solo gli antagonisti (ossia i mostri). Questo tuttavia è un piccolo difetto che non inficia la qualità della raccolta, come non la inficia l'ultimo, ambientato nel presente ma con rimandi alla Guerra Civile. Se invece vogliamo trovare dei pregi, uno è che Hose ha aggiunto un classicissimo western senza horror, una semplice (anche se prevedibile e decisamente in stile Louis L'Amour) storia di vendetta, un altro è che i racconti sono realistici e non cadono nella facile trappola (comune nel weird western) dell'assurdo più totale.
Personalmente, su tredici storie solo una non mi ha soddisfatto, anzi mi ha annoiato ("Legend of Falling Rock"), mentre la restante dozzina va tutta dal buono all'ottimo, ottimo per quanto può essere un breve e semplice racconto.
Quindi se siete appassionati di questo sottogenere vi consiglio la piccola raccolta di Carl Hose, che senza inutili artifici riesce benissimo a coniugare le visioni più classiche del western e dell'horror.

I racconti contenuti in Deadtown and Other Tales of Horror Set in the Old West:

- It Rolled Into Town
- Deadtown
- Fool's Gold
- End of the Line for the One-O-Nine
- Little Town of Aleone
- Prairie Guts
- Six-Guns and a Silver-Bullet
- Skinwalker
- Hang 'Em High
- Downtown Sundown
- Legend of Falling Rock
- A Lady's Honor
- Dead, White and Blue